Come analizzare l’indice azionario di Borsa

Come analizzare l’indice azionario di Borsa
Inclinazione della media mobile

Voglio iniziare con questo articolo una breve serie su una particolare attività che può risultare fondamentale quando si fa trading oppure si effettuano delle scelte di investimento per il medio o lungo termine: l’analisi grafica degli indici di Borsa.

Si tratta infatti di un punto dolente per molti trader o investitori, in quanto molto spesso quest’analisi non viene effettuata o, peggio, viene fatta male.

Le difficoltà riguardano la particolare tipologia di “strumento” finanziario (l’indice di Borsa non è un’azione né una commodity, ma solamente un paniere di altri sottostanti) oppure la complessità dei dati fondamentali da analizzare, quali PIL, inflazione, produzione industriale, tassi di interesse, bilancia dei pagamenti ecc…

Il trader “medio” non analizza il quadro generale del mercato, ovvero l’indice di Borsa, oppure non lo analizza correttamente.

Quest’ultima caratteristica degli indici di mercato è particolarmente difficile da gestire per il piccolo investitore perché:

  • I dati sono difficili da reperire;
  • I dati sono complessi da capire e analizzare.

La soluzione che suggerisco è quella di affidarsi all’analisi grafica degli indici di Borsa, utilizzando diversi time frame per comprendere appieno la situazione del mercato.

Farsi un’idea precisa di dove stanno andando le Borse è infatti un aspetto molto importante per operare sul mercato, sia come trader che come investitore, e non può essere trascurato o tenuto in poca considerazione.

Il primo passo è quello di considerare la situazione economica di un paese o di un’area geografica nel lungo e lunghissimo termine. I due dati fondamentali da analizzare sono i seguenti:

  • Nonfarm Payroll;
  • Tasso di disoccupazione.

Entrambi sono dati riguardanti l’occupazione lavorativa di un paese, che a ben vedere (e a seguito anche di numerose ricerche statistiche) rappresentano il migliore indicatore di salute per un’economia, specialmente nel caso di un’economia di mercato come quella occidentale: se un paese sta andando bene, molto probabilmente ci saranno più lavoratori occupati e viceversa; quale indicatore potrebbe essere migliore?

I Nonfarm Payroll, nello specifico, misurano la variazione nel numero di persone che hanno trovato un’occupazione durante il mese precedente, esclusi i settori governativo, delle associazioni no-profit e del settore agricolo.

I NFP sono rilasciati su cadenza mensile (in USA il primo venerdì del mese) e forniscono indicazioni riguardo la creazione di posti di lavoro nel mercato. L’occupazione ha ovviamente una ricaduta futura sulla capacità di spesa dei consumatori/lavoratori, che a loro volta hanno un effetto diretto sul complessivo stato di salute economica di un paese.

Il tasso di disoccupazione misura invece la quota della forza lavoro totale che è senza lavoro, espressa in percentuale. L’indice prende in considerazione tutte le persone che sono alla ricerca di un lavoro e che possono lavorare, escludendo dunque coloro che non possono essere occupate o non sono alla ricerca di un lavoro.

Le due misure sono ovviamente correlate, tuttavia mentre la seconda è un lagging indicator (ovvero è in ritardo sulla situazione attuale del mercato del lavoro) i NFP sono molto reattivi e tempestivi rispetto alle variazioni nel livello di occupazione totale.

A questo punto allora proviamo un trucchetto molto utile: dividiamo i NFP per il tasso di disoccupazione.

Quello che ne viene fuori è un rapporto che, graficamente, descrive molto bene l’andamento economico di un paese. Prova a guardare la figura seguente.

NFP / Unemployment Rate

Efficace non è vero? Quando il rapporto sale sopra la sua media esponenziale a 8 periodi tendenzialmente anche il mercato (nel caso lo S&P 500) si muove al rialzo. Viceversa, quando il rapporto scende e passa sotto alla sua media, anche l’indice tende ad essere ribassista.

Tieni presente che si tratta di un time frame mensile, dunque a lunghissimo termine. Il grafico infatti si riferisce al periodo dal 2000 ad oggi, con dentro dunque la bolla internet e la crisi dei subprime 2008.

L’indicazione nel lungo termine è molto semplice e chiara: se il grafico punta al rialzo possiamo aspettarci un mercato tendenzialmente toro, al contrario se il rapporto si mette al ribasso potremmo pensare di alleggerire le posizioni o uscire dall’azionario.

Quando esattamente avvengono i cambi di direzione? Possiamo scegliere tra due metodi:

1 – Non appena si hanno due chiusure mensili sopra o sotto la media;

2 – Quando si inverte l’inclinazione della media a 8 periodi.

Qui sotto riporto il grafico con l’inclinazione della media (SLOPE (8) più sotto).

Inclinazione della media mobile

Quando la SLOPE (8) passa sotto lo zero (linea verticale rossa) la media inverte al ribasso, mentre quando passa sopra (linea verticale verde) l’inclinazione è rialzista.

Il primo passo, riguardante l’analisi dell’andamento economico nel lungo termine, può dirsi concluso e sufficientemente efficace, benché si tratti come hai visto di un qualcosa di estremamente semplice e chiaro. Una volta stabilito il lungo termine si può passare al time frame settimanale, che vediamo nel prossimo articolo.

Come siamo messi al momento? Siamo ad un bivio molto importante: l’indicatore è già sceso sotto la sua media con le due ultime rilevazioni ma l’inclinazione della media stessa ancora non è definitiva. Se il mese dovesse chiudere e la media invertire al ribasso, beh cambierebbe la mia visione del mercato per i prossimi mesi/anni da rialzista a ribassista.

Alla prossima. Happy and healty trading.

Sharing
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chiudi il menu