Debito pubblico e Covid: su cosa investire nel medio termine

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Giornalisti ed economisti continuano a prevedere disastri per i mercati finanziari, a causa dell’impatto del Covid e dell’ammontare ormai ingestibile di debito pubblico, creato per far fronte alla crisi dell’ultimo anno. Su cosa investire allora nel 2021?

Chiunque cerchi di vendere qualche copia in più del proprio giornale (o sia a caccia di facili condivisioni online) ti dirà di stare lontano dalla Borsa: meglio puntare sul classico, sicuro, incrollabile titolo di stato a lunga scadenza, buono per ogni stagione con il suo (basso) rendimento assicurato.

Peccato che le cose non stiano esattamente così: nei prossimi anni, al contrario, il comparto obbligazionario, specie quello a lunga scadenza, soffrirà più di tutti gli altri in termini di rendimenti! Vediamo perché…

Crisi economica: tutti gli stimoli fiscali e monetari

23.000.000 di americani, circa il 7% della popolazione totale, dalla prima metà di settembre non hanno abbastanza risorse per la spesa alimentare. Questa è la drammatica situazione reale dell’economia a stelle e strisce; di questi 23 milioni, una famiglia su 4 con bambini non ha soldi per pagare l’affitto.

Tra bar, ristoranti e locali notturni di New York, l’87% non è riuscito a pagare l’affitto, situazione che va aggravandosi di ora in ora con la pandemia fuori controllo.

Su 2.463 città americane, l’88% prevede un bilancio in deficit. Per fronteggiare tale situazione, la maggioranza pensa di tagliare i servizi per la sicurezza pubblica, con minori stanziamenti a polizia e vigili del fuoco, mentre un altro 30% circa prevede di licenziare o pensionare in anticipo i dipendenti pubblici.

A causa della crisi si è già registrato un numero record di default di muni-bond: Porto Rico, Isole Vergini, piccole città in Georgia e Virginia e diverse contee sperdute nel midwest del paese.

La risposta del governo USA è stata il Cares Act di fine marzo, un piano di aiuti federali che ha previsto l’erogazione di 150 miliardi di dollari di aiuti agli stati e alle grande città. Nelle settimane successive, la Federal Reserve ha iniziato ad acquistare i muni-Bond, fornendo un chiaro segnale di sostegno delle loro valutazioni agli operatori del mercato finanziario.

Questo l’elenco degli interventi di politica fiscale e monetaria negli USA:

  • Sostegno diretto ai cittadini, 290 mld;
  • Sussidi ai senza lavoro, 260 mld;
  • Moratoria sui prestiti, 377 mld;
  • Aiuti alle grandi imprese, 504 mld;
  • Detrazioni fiscali per interessi e perdite operative, 210 mld;
  • Aiuti per governi locali e ospedali, 250 mld;
  • Nuovi aiuti annunciati per 900 mld;
  • Azzeramento tassi interesse;
  • Iniezione di liquidità nell’interbancario per 1.500 mld;
  • Azzeramento del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche;
  • QE nuovo di 700 mld;
  • Liquidità da altre banche centrali globali con l’offerta in garanzia di titoli del tesoro (controvalore potenzialmente illimitato);
  • Acquisto muni bond per 500 mld;
  • Sostegno al credito per famiglie e imprese, 1.800 mld;
  • Sostegno al credito per grandi imprese, 750 mld;
  • Sostegni alle pmi per 950 mld.

Mentre lo sto scrivendo, faccio fatica a calcolare il totale degli aiuti stanziati, un controvalore di debito pubblico aggiuntivo fino a qualche anno fa del tutto inimmaginabile. Nel grafico qui sotto riporto l’andamento del debito pubblico USA dagli anni ’60.

Debito/GDP

Gli asset della FED, d’altro canto, non sono da meno:

Bilancio FED

Base Monetaria e bolle finanziarie

In definitiva, per rispondere alla crisi negli Stati Uniti è stata creata una quantità di moneta senza precedenti, nel tentativo di stimolare il credito, gli investimenti e di conseguenza i consumi e l’inflazione.

Tuttavia, come già avvenuto dopo la crisi del 2008, una parte rilevante di tale moneta non è affluita al sistema economico. Dove è andata a finire?

Una buona parte (come nel post crisi 2000 e 2008) si è riversata sui mercati finanziari, in primis in Borsa ma anche in altri prodotti finanziari complessi ed evoluti. L’industria finanziaria cioè ha creato veicoli di investimento innovativi, in grado di aumentare notevolmente la leva per moltiplicare il rendimento di tali investimenti.

Con i tassi vicini o pari allo zero, i capitali sono andati alla ricerca del rendimento e lo hanno spremuto e ricavato tramite il maggior ricorso alla leva finanziaria e, conseguentemente, al maggior rischio dell’investimento. Si tratta, né più né meno, dello stesso processo che ha portato alla bolla dei subprime del 2008.

Un’altra parte dell’iniezione monetaria è invece rimasta semplicemente ferma in deposito.

Nel grafico qui sotto, la base monetaria e l’offerta di moneta creata.

Base Monetaria

La velocità di circolazione della moneta invece è crollata, segno che l’iniezione di liquidità non è arrivata all’economia reale ma è rimasta ferma in deposito o investita in asset finanziari.

Velocità di circolazione della moneta

Helicopter money

Il sistema più efficace per evitare la trappola della liquidità e far arrivare le risorse a chi ne ha veramente bisogno è quello dell’Helicopter Money.

Non si tratta ovviamente di far svolazzare sulle città un elicottero che fisicamente getti moneta sulla testa delle persone, benché sia stato rappresentato efficacemente in una serie televisiva. L’helicopter money è tuttavia una strategia monetaria a tutti gli effetti, che può essere attuata in modo diretto o indiretto.

Il primo metodo prevede l’accredito dalla Banca Centrale direttamente sui conti correnti dei cittadini; il metodo indiretto consiste invece nella creazione da parte del governo di nuovo debito pubblico, che viene comprato dalla Banca Centrale.

L’obiettivo è in ogni caso quello di riattivare i consumi e l’inflazione, che poi incentiva a sua volta il rialzo dei tassi e lo smobilizzo della liquidità dai depositi e dalla leva finanziaria verso le imprese e l’economia reale.

Il ruolo dell’inflazione

Il ruolo dell’inflazione è centrale in tutto questo processo. Il rialzo dei prezzi non serve solamente a riattivare l’economia reale e i tassi di interessi, ma nel tempo ha il compito di svalutare l’ingente ammontare del debito pubblico creato, altrimenti difficilmente gestibile.

A tal fine si deve collegare il recente cambio di approccio nella politica monetaria USA: Jerome Powell ha infatti introdotto la cosiddetta strategia AIT, ovvero “average inflation target”.

La nuova strategia si prefigge di identificare l’obiettivo inflattivo non come valore di osservazione puntuale (il 2%) con riferimento ad un arco temporale annuo, bensì il valore del 2% rilevato come media di un periodo di riferimento più ampio.

In tal modo, anche quando l’inflazione tornerà sopra il 2%, i tassi di interesse non saliranno più come prima ma rimarranno più bassi per ottenere l’obiettivo del 2% in un arco temporale medio, non puntuale.

L’obiettivo secondario ma non meno importante, ca va sans dire, sarà proprio quello di svalutare il debito pubblico creato.

Su cosa investire dunque nel prossimo anno?

Bisogna acquisire consapevolezza riguardo ai rischi crescenti, in termini di rendimenti reali, nella detenzione di Bond a tasso fisso, soprattutto se con duration elevata. Si tratta del primo asset finanziario sul quale evitare di investire nei prossimi anni.

In seconda battuta, evitare ingenti liquidità inattive in deposito. Si tratta anche in questo caso di asset che presentano le maggiori fragilità rispetto al quadro inflattivo strategico in divenire.

Su cosa investire invece? Borsa in primis, specie in titoli growth e appartenenti ai settori più vivaci dell’economia (green, salute, rinnovabili, parità di genere, tech).

Se proprio si vuole evitare il rischio borsistico, puntare sull’obbligazionario a breve termine oppure con cedole inflation linked.

Buon 2021 a tutti!

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